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Assemblea Diocesana "Lo accolse con GIOIA" PDF Stampa E-mail
Scritto da Azione Cattolica   
Mercoledì 18 Novembre 2009 20:56
assembleahomeSabato 31 ottobre 2009 , presso il cinema-teatro Norba di Conversano, si è tenuta l'assemblea diocesana di Azione Cattolica sul tema "LO ACCOLSE CON GIOIA (Lc. 19, 1-10)". Un appuntamento importante che ci ha dato la possibilità di riflettere sull'icona biblica del nuovo anno associativo. L'incontro ha avuto inizio con la celebrazione dei vespri e attraverso il canto e la preghiera siamo entrati in un clima di ascolto e di meditazione, nel quale, abbiamo immediatamente percepito la presenza di Gesù in mezzo a noi! Clima che ha favorito anche l'accoglienza delle parole di esortazione, che il nostro Vescovo, Mons. Domenico Padovano,...(continua)


[intervento Vescovo] - [intervento Mons. Sigalini] ...ha voluto rivolgere alla nostra cara AC! Sua Eccellenza, infatti, ci ha ricordato che l'Azione Cattolica ha una sua storia e una sua identità che da sempre la caratterizza e di cui deve esserne fiera e cioè, quel suo porsi "autenticamente" ed "intelligentemente" a servizio della Chiesa locale! L'AC è davvero un elemento stabile all'interno della comunità ecclesiale e anche se non è più capace di mobilitare le piazze come nel passato, non  deve scoraggiarsi, ma al contrario trovare un nuovo slancio per affrontare il futuro! Non dobbiamo dimenticare, infatti, che il bene non necessariamente deve far rumore e che la logica che deve guidare il nostro agire deve essere quella del "seme che cresce in silenzio"... "del lievito che fermenta la massa senza far rumore"! L'AC deve lavorare per costruire una Chiesa che non si arrende dinanzi alle difficoltà, ma che è sempre protesa in avanti! Deve cooperare con il vescovo e con i sacerdoti, ma senza perdere la propria identità di laico; deve essere quindi in grado di realizzare questa bipolarità, perché i laici devono essere "uomini e donne di mondo che vivono nel cuore della Chiesa, uomini e donne di Chiesa che vivono nel cuore del mondo"! I laici devono essere il ponte tra la Chiesa e il mondo: devono avere un grande senso di Chiesa e nello stesso tempo una grande apertura ai vari problemi del mondo, dalla povertà all'emarginazione, dalla disoccupazione alla sanità, dalla scuola alla politica...tutto rientra nelle competenze di un laico! Per fare questo l'AC deve impegnarsi nel campo della formazione spirituale, sociale e civile con un'animazione grintosa ed una presenza capillare soprattutto a livello parrocchiale; l'AC deve lavorare in parrocchia non per chiudersi in un oasi felice, ma per animarla, per darle respiro, per darle slancio, apertura, contatto con la società e il territorio; quindi deve essere costituita da persone libere, creative, dinamiche, ricche dentro, formate! Insomma, l'AC "deve avere più grinta missionaria e più entusiasmo per testimoniare a tutti la bellezza e la gioia di aver incontrato Gesù"! Con molta semplicità, come è nel suo stile, il nostro Vescovo, ha saputo trasmetterci la "carica" giusta per poter affrontare con coraggio gli impegni e le iniziative del nuovo anno associativo! Al termine del suo discorso, prima di andar via, Mons. Domenico Padovano, ha nominato ufficialmente presidente della nostra parrocchia, Vincenzo Polignano augurandogli di guidare la nostra associazione con impegno e dedizione!

La parola è poi passata all'assistente generale dell'Azione Cattolica Italiana, Mons. Domenico Sigalini, che ci ha permesso di sognare un po' riportandoci con la mente al tempo in cui è vissuto Gesù. A lui, infatti, l'arduo compito di farci riflettere sulla figura di "Zaccheo" che pieno di gioia accolse Gesù! Ma andiamo con ordine! Mons. Sigalini, ci ha fatto notare che secondo gli uomini del suo tempo, Zaccheo era l'insalvabile per eccellenza, era un esattore delle tasse e trafficava con i soldi rubandoli alla povera gente! Un giorno , però, proprio quando pensava che ormai il suo destino fosse stato già segnato, incontrò Gesù e tutta la sua vita cambiò improvvisamente...! Zaccheo era un borghese piccolo  piccolo, magari più largo che alto! Era l'opposto della brava persona, non seguiva le norme, aveva il suo giro d'affari...non era certo il "tipo" da andare in parrocchia! Ma proprio in lui nacque la curiosità e il desiderio di vedere Gesù... e come a volte capita a noi, si chiese: " Chi è Gesù" ? E in mezzo alla folla cerca di farsi strada per vederlo, ma la sua statura glielo impedisce...e allora Zaccheo decide di salire su un albero...! La piccolezza di Zaccheo è quella che non ti permette di avere slancio, di alzare lo sguardo...quella di chi si gonfia come un pallone e non si sviluppa mai in altezza, ma in larghezza e non passa mai da nessuna parte! Non riusciva a vedere Gesù per la folla: se sei piccolo di testa e di cuore, sei vittima dell'opinione degli altri, ti fai condizionare, non riesci mai a decidere perché sono gli altri a determinare la tua vita, ti nascondi dietro la moda e se gli altri ti abbandonano ti senti solo perché non sei nessuno...! Zaccheo salì sul sicomoro per poter vedere Gesù...l'albero nella parola di Dio evoca tante vicende: l'albero di Adamo ed Eva che doveva essere l'albero della conoscenza vera e invece è diventato l'albero della condanna; l'albero della croce dal quale si può vedere Gesù e si può avere un appuntamento con il suo amore...per Zaccheo è una tribuna naturale e finalmente raggiunge il suo scopo...si sente appagato...ce l'ha fatta...ora vede Gesù! S'immagina già di poterlo raccontare agli amici della sua "cerchia"! Ma proprio in quel momento Gesù "alzò lo sguardo"...quello sguardo che ti lacera dentro e gli disse: " Zaccheo, adesso sono io che voglio vedere te fino in fondo"! Gesù non ci guarda mai dall'alto verso il basso, come facciamo noi quando abbiamo una parvenza di autorità per perdere ogni autorevolezza; Gesù guarda dal basso in alto...è Lui che viene a cercarci "oggi" come ha fatto con la "pecorella smarrita" e con il "figlio prodigo"! E Zaccheo in quel momento non capì più niente...la sua curiosità gli aveva giocato un brutto scherzo! Uno scherzo che lo spinge ad "accogliere Gesù con gioia"! La gioia della salvezza aveva riempito il cuore di questo borghese piccolo piccolo! Da quel giorno Zaccheo cambiò il suo progetto di vita, sconvolse i suoi piani e nel suo bilancio inserì i "poveri": "se ho frodato, restituisco quattro volte"!

E' questo "lo accolse con gioia" che deve sconvolgere la nostra vita...il perdono di Dio non è un illusione, ma abita in noi perché è Lui stesso che ce lo dona...quindi ognuno di noi deve essere luogo di accoglienza e di perdono per l'altro e deve chiedersi: "Signore, cosa posso fare perché gli altri possano salvarsi"? Il vangelo deve essere per noi questa gioia...deve scrivere la nostra vita! Questo è il nostro obiettivo! Dopo averci regalato queste piccole perle di saggezza, Mons. Sigalini ha dato spazio ad alcuni interventi ed ha risposto ad alcune domande emerse, per poi impartire la benedizione finale ed augurarci un buon ritorno a casa!

Saluto di Sua Ecc. Mons. Domenico Padovano all'Assemblea Diocesana

E' una bella diocesi con dodici paesi a dimensione umana; non abbiamo i problemi delle metropoli e neanche asfissia dei villaggi. Abbiamo 12 centri vivaci, intraprendenti, con belle tradizioni con vocazione anche turistica; ma la ricchezza della nostra chiesa è soprattutto la gente con la sua bontà, la sua fede e la sua tradizione.
Oggi è una giornata particolarmente gioiosa per l'incontro dell'Assemblea Diocesana con l'Assistente Nazionale dell' Azione Cattolica.
Io ho anche la gioia di incontrare tutti loro per dir loro parole di incoraggiamento e di ringraziamento per il bene che viene fatto dall'AC.
Che cosa può chiedere il Vescovo per la sua AC?
La prima cosa che il Vescovo può e deve chiedere all'AC è che questa associazione sia se stessa, cioè che si ponga autenticamente e intelligentemente a servizio della crescita della chiesa locale. Quindi la nostra diocesi dall'AC si aspetta innanzitutto la fierezza della propria identità. Qualcuno della vecchia guardia diceva non facciamoci prendere dal pudore di noi stessi, accanto a tanti comizi, associazioni, movimenti che non hanno ancora la prova del tempo, il collaudo della storia, come ce l'ha l'AC. L'AC si pone come un elemento stabile, fidato nella comunità ecclesiale, con un futuro davanti a se. Tutto si può dire dell'AC forse che abbia perso tempo e non sia più incisiva nell'ambito ecclesiale e civico, però a una condizione, che l'AC non smarrisca la propria identità. Certamente non mancano delle voci fuori dal coro; qualcuno si chiede esiste ancora l'AC? Non ha più la forza organizzativa di una volta, non riesce più a mobilitare grandi masse, non mostra l'efficienza di altri movimenti, non mobilita più piazze come una volta, non si mostra più in pubblico, non fa più iniziative di risonanza, non sollecita più consensi intorno a un partito. Sì, qualcuno ha l'impressione che l'AC non si veda, non si senta, non fa parlare di sé. Il Vescovo non condivide queste voci fuori dal coro. Certo dobbiamo stare attenti, dobbiamo fare in modo che non affiori stanchezza anche nell'attività formativa. Da qualche parte so che si fa fatica ad incontrarsi, qualcuno si iscrive più per inerzia che per convinzione; ma aldilà di questo, io penso che siano la geremia dei nostalgici del passato, di quelli che guardano più indietro che avanti e proprio perché guardano il passato si lasciano fuggire il presente. E' la lamentela di chi dimentica che le cose cambiano, le forme mutano, la chiesa cammina. Si dimentica che il rumore non fa bene e il bene non fa rumore. Si dimentica che la logica del Vangelo è quella del seme che cresce in silenzio, quella del lievito che fermenta la massa senza rumore. Siamo nel cuore del ministero della Chiesa. Voi siete al servizio della costruzione della Chiesa, una chiesa che cresce, una chiesa che va avanti, una chiesa che si rinnova di continuo. Non una chiesa statica, fossilizzata, fatta soltanto di strutture. Una chiesa protesa in avanti. Questa è confermata anche da una constatazione: io sto facendo la visita pastorale, sto girando tra le parrocchie della diocesi e dove c'è l'AC fiorente, fatta non soltanto di tesseramento, di impalcature esteriori ma di autentica vita ecclesiale, di autentica vita associativa, apostolica, missionaria, lì ci sono animatori, ci sono laici maturi, ci sono operatori pastorali, ci sono vocazioni al ministero. Cioè lì c'è una comunità viva! E' una cosa che si può facilmente constatare, anche prendendo contatto con le comunità concrete della nostra diocesi.
Oltre a salvaguardare la sua identità, l'AC deve anche lavorare in cooperazione solidale con il vescovo e con i sacerdoti. Se questo elemento venisse ad oscurirsi, l'identità dell'AC sarebbe compromessa. Questo è un elemento portante. L'AC questo elemento l'ha mantenuto con fede e deve continuare a mantenerlo senza il timore della perdita di identità del laico. Tutti abbiamo forte memoria del Concilio Vaticano II che ruota attorno a questi due poli: la rinnovata scoperta della posizione del vescovo nella chiesa e la rinnovata scoperta della posizione responsabile dei laici.
L'AC è chiamata a realizzare e a vivere questa bipolarità, fa parte della vostra identità. La collaborazione stretta con i sacerdoti diventa presente in ogni attività religiosa e pastorale. Continuate a fare vostri i programmi della chiesa italiana e della chiesa locale, pur restando laici. La vostra vocazione è quella di laici. Il Vescovo condanna sia la laicizzazione dei preti che la clericalizzazione dei laici in quanto non ha mai giovato alla Chiesa. A ciascuno la sua vocazione! Voi siete laici e dovete restare tali, cioè dovete essere uomini e donne di mondo che vivono nel cuore della chiesa, uomini e donne di chiesa che vivono nel cuore del mondo. Dovete fare da ponte tra la chiesa e il mondo, da cerniera, da mediatori. Questo è il vostro ministero, il ministero della soglia. Dovete avere un grande senso di chiesa da una parte e dall'altra dovere avere una grande apertura ai problemi del mondo. Si constata dalla cronaca della vita di ogni giorno che a volte si manifesta una certa incomunicabilità tra chiesa e certe situazioni di frontiera: il problema della pace, della promozione della donna, l'arcipelago dell'emarginazione, le nuove povertà, gli immigrati, la disoccupazione provocata dalla crisi, i problemi per la casa, della sanità, gli anziani, i malati terminali, la scuola, la politica... sono tutte aree di vostra competenza. A volte sembra di assistere a uno scollamento tra la gerarchia ecclesiale e il popolo. Voi dovete fare da tramite, siete legati al parroco e al Vescovo e poi siete dotati di laicità, quindi è naturale fare da ponte, da cerniera, da mediazione tra il vescovo, il sacerdote e la gente, il popolo.
Per fare tutto questo l'AC non deve essere un elite. Deve essere, invece, un movimento che coinvolge anche i piccoli, i semplici. Perciò il Vescovo apprezza quanto l'AC fa e farà sia nel campo della formazione spirituale, sia in quella della formazione al sociale, al civile con una animazione grintosa, con una presenza capillare soprattutto a livello parrocchiale.
La consegna è lavorare in parrocchia, non per chiudersi nella parrocchia, come in un oasi felice, in una monade autosufficiente, ma per animarla, per darle respiro, per darle slancio, apertura, contatto con la società e il territorio. Io vi ringrazio per lo sforzo che fate e per capire le preoccupazioni, le sollecitudini dei sacerdoti e condividere le loro fatiche. Molti di voi sono stretti collaboratori dei sacerdoti e questo non può non far gioire il Vescovo e non può non far scaturire nel suo cuore sentimenti di gratitudine. Sono certo che continuerete a condividere con i sacerdoti i pesi quotidiani della gestione ordinaria della parrocchia. Per fare questo bisogna essere gente di chiesa di qualità, persone libere, creative, dinamiche, ricche dentro, formate.
L'AC non si improvvisa, si esige una preparazione, una continua maturazione. La tessera non è un punto di arrivo ma un punto di partenza. Diventa quello che sei, diventa ogni giorno membro vivo di questa associazione, perché non lo sei mai abbastanza, non siete veri se non foste parti di ciò che siete. Il Vescovo vi chiede il meglio, vi chiede un di più di vita e un di più di opere.
Vi ho chiesto molte cose : una nuova crescita; un ulteriore balzo in avanti; una buona laicità; una migliore ecclesialità; più formazione; più grinta missionaria; più entusiasmo; più testimonianza; più unità.
Io come Vescovo mi impegno ad essere più presente in mezzo a voi, mi impegno a non farvi mancare gli assistenti dei vari settori, le guide spirituali in ciascuna associazione.
Vi rinnovo la mia fiducia cordiale, la mia amicizia, la mia stima.
Vi accompagno e vi sono vicino con la mia benedizione.

Auguri!

Intervento di Mons. Domenico Sigalini all'Assemblea Diocesana

Ringrazio Sua Eccellenza Domenico Padovano per le parole bellissime che ha detto prima. Vorrei essere anch'io capace di dirle alla mia diocesi ma non ce la faccio perché la mia AC è un po' disastrata e proprio per questo, prenderò forza da queste sua dinamica e attenzione all'associazione per poter ricostruire tanti tasselli che purtroppo sono andati perduti nel tempo.
Andiamo al Vangelo.
"Lo accolse con gioia" non è riferito all'assistente dell'AC, ma è rivolto a Gesù.
Questo Zaccheo lo accolse con gioia nel capitolo 19 di Luca verso1-10
«Entrato in Gerico, attraversava la città.
Ed ecco un uomo di nome Zaccheo, capo dei pubblicani e ricco,
cercava di vedere quale fosse Gesù, ma non gli riusciva a causa della folla, poiché era piccolo di statura.
Allora corse avanti e, per poterlo vedere, salì su un sicomoro, poiché doveva passare di là.
Quando giunse sul luogo, Gesù alzò lo sguardo e gli disse: "Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua".
In fretta scese e lo accolse pieno di gioia.
Vedendo ciò, tutti mormoravano: "È andato ad alloggiare da un peccatore!".
Ma Zaccheo, alzatosi, disse al Signore: "Ecco, Signore, io do la metà dei miei beni ai poveri; e se ho frodato qualcuno, restituisco quattro volte tanto".
Gesù gli rispose: "Oggi la salvezza è entrata in questa casa, perché anch'egli è figlio di Abramo; il Figlio dell'uomo infatti è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto"
.»  (Lc 19,1-10)
Zaccheo, a dire della gente, è un insalvabile per eccellenza. Ha un pedigree da sballo: traffica con i soldi rubando alla grande, lo dice anche lui alla fine; sta con l'esercito di occupazione, i Romani, e fa il collaborazionista; vive fasciato dentro una cerchia di amici che sanno più di mafia che di compagnia. Però si imbatte proprio in Gesù che è venuto a cercare gli intoccabili e a salvare gli insalvabili.
Ti senti perduto, irrecuperabile? Stai già sulla buona strada, sicuramente incrocerai quella di Gesù perché Gesù non sta sulle tante strade della tua fantasia, quelle che cerchi di ricostruirti con i tuoi propositi che vivono soltanto il tempo di esprimerli. Quei dei bei sentimenti che ogni tanto affiorano alla tua mente e al tuo cuore, quelle che tutto sommato ti fanno pensare che non sei proprio da buttare e che ti ricostruiscono un po' di facciata. Quelle strade fatte da tutte le scusanti possibili che ti cerchi con i tuoi comportamenti. Quelle strade che imbocchi fidandoti di te, della tua volontà di resistere e che poi alla fine sono impossibili. No, Gesù non è su questa strada che ti incrocia. Gesù sta su quella più impensabile e qui sicuramente si fa incontrare.
Gerico è la città inespugnabile, come tante nostre vite che continuano ad essere ostacoli al Signore, ma Dio la fa crollare. In questa città ci è stato un giorno una prostituta, Raab; Dio l'ha trascinata nella sua storia di salvezza. Lei ha intuito il piano di Dio e si è messa a disposizione, è stata l'unica che si è salvata dalla distruzione della città. Ci precederanno nel Regno dei Cieli i pubblicani e le prostitute, Zaccheo e Raab, appunto.
Questo brano di Luca, che sta a simbolo del nostro anno associativo, fa parte del Vangelo della misericordia e significa disporsi a contemplare prima che a ragionare. Il perdono di Dio nasce dalla contemplazione di Gesù, l'accoglienza del perdono è un atto di contemplazione prima che di constatazione di un rimorso o di un pentimento; è incrociare lo sguardo di Gesù sulla nostra vita; è immergersi nel suo stato d'animo, nella sua innocenza assoluto, nella sua tenerezza. Non è guardarsi addosso per dire quanto siamo sbagliati, per aver vergogna di quello che siamo, per disprezzarci e registrare un altro smacco, un altro venir meno ai nostri impegni, un altro non son capace di far niente. Tanto più, che noi, stranamente, abbiamo un certo piacere sadico nel dire quanto siamo fuori di testa, quanto siamo sbagliati, quanto manchiamo di coerenza. Il bisogno del perdono non è godere di essere indegni, ma sapere di esserlo; non è nemmeno dispiacersi di non aver avuto coerenza, ma è prima di tutto contemplazione di un Amore; è capacità di lasciarsi guardare con Amore e avere negli occhi lo sguardo di Gesù; di sentire nel cuore il calore della sua amicizia; scomparire per far brillare la sua grazia. Il centro è Lui, non il nostro smacco, la nostra umiliazione! E' lui che dobbiamo contemplare in tutti i suoi gesti umanissimi di amore.
Perdono di Dio è l'arrancare del vecchio padre Abramo verso la sommità del monte con suo figlio. Perdono è lo struggente dialogo tra Abramo e suo figlio, immagine del dialogo tra Dio Padre e suo Figlio Gesù. Ricordate: "Padre qui c'è il fuoco, qui c'è la legna, qui c'è l'altare, ma la vittima del sacrificio, l'agnello dov'è?" Questo stesso dialogo farà Gesù con il Padre, con forti grida e lacrime nel Getsemani. Perdono è questo grido di dolore del Calvario e il grido di gioia che si ode per le strade di Gerusalemme quel primo giorno dopo il sabato. E' l'inondazione dello Spirito che ci fa passare da schiavi, anche liberati, a figli.
Però andiamo un po' per gradi su questa strada di Zaccheo.
Qualcuno di noi crede che nella sua vita o sulla sua vita sia già stata detta l'ultima parola. Sicuro, tranquillo, incallito, io so quello che devo fare, ho sentito tutti, preti, politici, santoni, fattucchieri, ho un abbonamento agli oroscopi e mi sono fatto una mia concezione della vita: di questi nostri tempi è bene non esaltarsi, non tenersi ne troppo caldi e ne troppo freddi, tirarsi fuori e farsi i propri affari. Un po' furbi bisogna esserlo altrimenti lo sono gli altri meglio di te. Sei anche disposto a pensare che in questa situazione si gode di una certa serenità. Non è detto che la coscienza si faccia sempre sentire. Alle volte l'abbiamo talmente addormentata che non dà più segni di vita.
Ecco Zaccheo, è un borghese piccolo piccolo, di statura pure, magari più largo che alto. Doveva essere questo il nostro autoritratto, probabilmente piccolo e tondo, un pallone gonfiato. Lui è esattamente l'opposto del fariseo, del giusto, del regolare, della brava persona, della persona per bene che osserva una vita regolare. Lui ha abbandonato la norma; si è costruito il suo giro di amici, i suoi affari; le strade che percorre non sono quelle normali di tutti, spaccia, si buca, ruba, si nasconde, necessita di procurarsi la grana e si preoccupa di come spenderla e farla spendere, e tutta quella serie di appostamenti che uno deve fare per vivere di sostanze ed entri in un giro da cui non esci facilmente; ha il suo tam tam; le sue indicazioni; leggi i cartelli dove c'è scritto Dio c'è e si apposta. E' una vita parallela! Zaccheo non va certo in parrocchia. Non c'è proprio più niente da fare. Ha anche trovato il suo dio, i soldi. Come dice anche il salmo "l'uomo nella prosperità non comprende", come gli animali che periscono. Ma grazie a Dio gli nasce in cuore una vanità di questo Gesù, ne parlano tutti, io, che non ne ho proprio bisogno, voglio vederlo. Purtroppo non fa concerti, poiché mi prenderei sicuramente e facilmente un biglietto in prima fila, con tutti i soldi che ho! Non è del mio tipo. Anzi è anche un po' fuori di testa, per quello che va proclamando i giro : "beati i poveri". Ma lasciatemelo vedere.
Gesù chi è?
E' la domanda che nasce nel cuore di Zaccheo ed è la domanda di tanta gente del suo tempo.
Lo voleva vedere Nicodemo, ma aveva vergogna ad esporsi "Chi io? a fare la fila con i pezzenti? Io sono del sinedrio. Io a condividere la polvere con la gente del popolo non ce la faccio". Nicodemo viveva di notte, come tanti giovani di oggi, ed è andato da Gesù di notte a chiedergli che senso ha la vita. Perché in me c'è questo desiderio di pienezza e non trovo pace? E Gesù lo ha fatto rinascere.
Lo ha voluto vedere quel ragazzetto che non sapere cosa fare tutta la giornata a viveva di rimedi; anche lui era incuriosito da Gesù, e aveva sempre tanta fame in corpo e un giorno si fa dare da sua madre 5 panini e 2 sardine e volle andarlo a sentire, come si fa al grande concerto rock. Lui sa che si può immedesimare in questo Gesù e va vicino al palco, sotto i riflettori, volle sentire le casse rimbombare nel suo stomaco. Si accorgerà di me? Non soltanto Gesù si accorgerà, ma avrà bisogno di lui, dei suoi panini e dei suoi pesci. Gesù la sua povertà l'ha fatta diventare l'inizio di una interminabile sete di banchetti che scandiscono, ancora oggi, il nostro cammino verso il Regno di Dio.
Lo voleva vedere il giovane ricco, aveva una domanda bruciante per tutti i giovani: voglio vita piena, non mi adatto alle mezze misure, mi dicono tutti di tenere i piedi per terra, ma tu che mi dici? Non mi dire di fare il bravo ragazzo, come mio padre; non ci provo gusto e sono sempre le solite; di giorno mi nasce una noia mortale e di notte una sete che non si spegne con tutte le birre che prendo. E Gesù spara quella raffica di verbi che fa accapponare la pelle: Va Vendi Regala Vieni Seguimi! Non ha avuto il coraggio di seguirlo, si è allontanato triste. Sì, perché non tutti quelli che vogliono vedere Gesù hanno il cuore puro.
Lo voleva vedere infatti anche Pilato stava quasi per farsi affascinare dal suo sguardo, da suo corpo di verità ma ha ceduto alla sua carriera.
Lo voleva vedere Erode ma per divertirsi di un poveraccio e non ha avuto che silenzio perché potesse rientrare in se stesso e convertirsi; non ci ha nemmeno tentato.
Lo volevano vedere i greci, non come turisti che vanno a fare le fotografie dappertutto, ma come pellegrini che cercano la meta e Filippo li ha fatti incontrare con Gesù.
E lo vogliono vedere tanti giovani e tante persone ma attorno ai luoghi del suo passaggio, del possibile incontro con Gesù, abbiamo o hanno costruito palizzate per non farglielo vedere, trovano chiese chiuse. Ragazzi che tante volte stanno dentro la chiesa più preoccupati del grande fratello che di Lui, con quella faccia infelice che parla da sola, in una solitudine inerte e sterile. L'hanno con se nell'Eucarestia tutti i giorni ma la scambiano per un rito freddo e deludente.
Papa Benedetto ci ha ricordato che Gesù lo possiamo trovare proprio lì, per imparare a incontrarlo nella vita e nel volto delle persone, per contemplarlo prima di tentare di imitarlo. Purtroppo la nostra vita cristiana sembra piuttosto una conquista che un dono, sembra il frutto del nostro impegno quotidiano, la capacità di sacrificarsi per gli altri, il controllo totale sui nostri istinti e sulle nostre abitudini, piuttosto che il desiderio di vedere Gesù. Questo atteggiamento ci crea più spesso frustrazione e non cammini di santità. Al centro deve sempre restare questa contemplazione di Gesù, se vogliamo dire "lo accolse con gioia!" Al centro ci deve stare la sua persona, la sua parola, la sua vicenda, il suo volto martoriato risorto, la sua umanità, la sua bellezza. Chi è che nasconde Gesù agli uomini di oggi? E' un volto da comunicare anche se è sfigurato da una croce, anzi, proprio per questa croce, abbiamo la certezza che la morte non è l'ultima parola su nessuna vita, anche sulla vita dell'uomo più cattivo; se potesse vedere il volto di Gesù quanto cambierebbe anche la sua vita.
E Zaccheo è in questa fila di gente che vuole vedere Gesù. Gente che si domanda: chi è? Che decide di fare qualcosa di strano, di destrutturato. Immaginate voi un politico, un vescovo, un capitano dei carabinieri, un cantautore, una dama che sale su un albero per vedere Gesù. Sarebbe fuori di testa.
Due elementi mette in chiaro il Vangelo in questa sua ricerca, due difficoltà: era piccolo di statura e c'era molta folla. Sono due difficoltà collegate. Se leggessimo il Vangelo come una cronaca, la salita sull'albero sarebbe una buona scorciatoia per risolverli, ma se il Vangelo è pieno, come lo è sempre, di simboli possiamo analizzare e dare i significati più profondi, anche per noi, a queste difficoltà.
Era piccolo di statura. Forse l'essere piccolo nel Vangelo significherebbe l'affidarsi completamente alla bontà di un papà, allora sarebbe un titolo di privilegio per essere amati da Dio; ma la piccolezza è piccineria, è non avere slancio, è tutto quello insieme di elementi che non ti permette mai di alzare lo sguardo, è adattarsi al ribasso, è avere la testa incapace di generosità, di gratuita, di gratitudine. La piccineria di chi si gonfia come un pallone; non si sviluppa mai in altezza, ma si allarga e non passa mai da nessuna parte.
Non poteva per la folla: se sei piccolo di testa e di cuore sei vittima dell'opinione di tutti, ti fai condizionare dalla moda, da quello che dicono gli altri; non hai più il minimo di indipendenza, i tuoi amici del pub ti determinano la vita, ti segano ogni voglia di santità. Per far piacere a loro non prendi nessuna decisione; mai il coraggio di tirarti fuori dal mucchio; ti nascondi sempre dietro l'idea dominante: il pircen all'ultimo grido, il tatuaggio d'obbligo, il pantalone più basso possibile, il telefonino con l'aggiornamento automatico delle barzellette e delle suonerie, una furbata al supermercato, la rimorchiata da raccontare a tutti. Credi di essere indipendente, moderno, libero e invece non riesci a decidere niente se non hai l'indice di gradimento della folla e noi adulti in questo siamo i campioni. I drammi che vedo io per le prime comunioni e le cresime non sono perché i ragazzi non sono preparati, è il pranzo per fare bella figura. Siamo condizionati e non riusciamo a vedere Gesù per la folla. E quando siamo con il morale basso i nostri amici, la folla ci scarica e si diverte a farci sballare, a vederci fuori di pista.
Zaccheo salì su un sicomoro, un albero, e da lì vuole vedere Gesù. L'albero nella parola di Dio è evocativa di tante vicende della vita dell'uomo: quell'albero del cedimento alla tentazione del demonio de parte di Adamo ed Eva, doveva essere l'albero della conoscenza vera, ed è diventato l'albero della condanna; c'è albero della croce che è il luogo su cui sale Gesù per offrirci una possibilità di vedere il Padre. Dalla croce si può proprio vedere Dio, si può avere appuntamento con il suo Amore perché, proprio su quel legno, che si è disteso l'Amore di Dio, infatti guardandolo il centurione ebbe la possibilità di fare il suo atto di fede "veramente Costui era il Figlio di Dio".
Per Zaccheo è una tribuna naturale e da lì vede Gesù. Finalmente arriva al suo scopo; ha sgomitato, ha cercato, non ha badato alla sua posizione che non prevedeva un gesto così controcorrente rispetto al mondo da cui proveniva e finalmente vede Gesù.
"Signore fa che io veda" lo supplicavano i cechi. Uno appena prima di entrare in Gerico, gli ha chiesto: Signore dammi la vista, fa che io veda! E tutti quelli che hanno desiderato con tutte le loro forze di vederlo, Gesù si è dato a vedere, e per tutti la reazione è stata una grande gioia, un balzo nella felicità.
Invece Zaccheo inizia a sentirsi appagato, crede che andare incontro a Gesù sia opera sua, sia il risultato del suo sforzo con un "tutto qui!", e si immagina di poterlo poi raccontarlo agli amici. Voi direte che sono stato stupido ad andare a vedere questo Gesù di cui tutti parlano però almeno io l'ho visto, ma niente di speciale, un sacco di gente attorno che perdeva la testa, i soliti straccioni, i giovani che non hanno niente da fare, qualche donna, un gruppo di fedelissimi un po' bizzochi; lui una persona simpatica, tranquilla, non sa far male a una mosca. Come sempre tutto è scontato nel cuore di chi non ha speranza, di chi ha soltanto curiosità, chi non ha grinta interiore, se non cerchi non trovi niente! Anche se quel di cui hai bisogno ti sta attaccato da sempre alla vita e abita già i tuoi giorni.
Ma Gesù lo vede; "alzò lo sguardo" dice il Vangelo, con quello sguardo che ti lacera dentro e ti dice "Zaccheo adesso sono io che voglio vedere te fino in fondo". Gesù non ti guarda mai dall'alto verso il basso, come facciamo noi quando abbiamo una parvenza di autorità per perdere ogni autorevolezza. Gesù guarda dal basso in alto, lui è il pellegrino che va alla ricerca di tutti, che si abbassa a noi. "non ritenne un privilegio la sua uguaglianza con Dio ma umiliò se stesso" A questo punto stiamo a contemplare Gesù. Possiamo passare a rassegna tutti i momenti in cui Gesù si mette a servizio: quando si mette il grembiule nell'ultima cena; quando ha lasciato le 99 ed è andato a cercare la pecorella smarrita; quando, nella meravigliosa parabola del Padre misericordioso, fa il mediatore tra i due figli per far capire il suo grande amore; quando è insultato dai soldati; quando prende la croce; quando spazza la casa per trovare la moneta perduta; quando macina strade e strade in cerca di tutti; quando trema di spavento nell'orto degli ulivi.
"Zaccheo scendi perché oggi è necessario che io dimori in casa tua." C'è un oggi che Gesù dice per scandire i tempi della salvezza; questo oggi è imparentato con l'oggi detto nella sinagoga di Nazaret; è oggi che si avvera quello che aspettiamo da tempo, è un tempo, è preciso e determinato. La salvezza non è un vago desiderio o un vago stato d'animo che potrà anche fare da sfondo a una vita sospesa. La salvezza ha un oggi deciso e concreto. Quante volte noi giovani e adulti spostiamo sempre l'oggi il più possibile, non si vuole mai decidere; ma la vita deciderà per te, se non lo fai tu. Gesù vuole dimorare con noi, non si accontenta di un autografo, di un sorriso, di un complimento il suo motto è "venite e vedete". La nostra risposta non può che essere un rimanere con lui, come dice Giovanni Paolo II: occorre stare cuore a cuore con Dio. Abbiamo tutti una casa in cui stare con Gesù, non ti preoccupare se è incasinata, l'importante è che tu la apra e la luce di Gesù te la risanerà.
Zaccheo non capiva più niente, la giornata non è proprio finita, la curiosità gli ha giocato un brutto scherzo, uno scherzo decisivo, si apre all'accoglienza, lo accolse con gioia! Va notata la gioia che riempie il cuore di questo borghese piccolo piccolo; è la gioia della salvezza, la gioia che tutti cerchiamo. La felicità che ci sembra sempre negata, la soddisfazione di sentirsi di qualcuno, la sete che ha trovato la sorgente, la ricerca che ha raggiunto la meta, la pienezza a lungo invocata e soddisfatta. Non è la gioia di conquista ma la gioia dell'accoglienza di un dono immeritato oltre ogni misura inaspettata.
Andare a casa di Zaccheo per Gesù significa mescolarsi con la sua compagnia di gente persa e figurarsi se la gente bene ne è contenta, speravamo che finalmente stesse con noi poveracci, che stiamo sempre in strada, che si mettesse a mangiare panini con noi, invece va a mangiare dai mafiosi. Stiamo sempre alle solite, i potenti hanno la meglio! Anche Gesù finirà per diventare dello stesso giro. Non è vero che si onora Dio separandosi dai peccatori. Gesù siede a mensa con questi fondi di galera, non c'è peccato, malvagità che tenga.
Gesù, il Vangelo, non è un premio per i buoni, ma una offerta per tutti. Con la scusa di diffenderlo, noi cristiani abbiamo spesso chiuso il Vangelo in sacrestia, invece è vita per tutti. Del resto, dove è morto Gesù Cristo, tra due peccatori e Lui ritenuto più peccatore degli altri. Ecco perché Zaccheo cambia il suo progetto di vita, sconvolge i suoi piani e introduce una voce nuova nel bilancio, i poveri. Erano stati per tanto tempo le sue prede oggi diventano soggetti del suo bilancio: se ho frodato 4quattro volte restituisco. E Gesù ancora sottolinea con l'oggi: oggi la salvezza è entrata in questa casa. E' l'oggi detto sulla croce al ladro pentito; è l'oggi della salvezza, della concretezza dell'Amore di Dio. Anche lui è figlio di Abramo; è proprio vero che Gesù fa nascere i suoi figli anche dalle pietre. Chiama perfino noi che non ne vogliamo sapere di Lui e la nostra associazione, il nostro gruppo parrocchiale cosa fa? Si difende, si chiude a riccio, si fa i fatti suoi, si organizza il suo campo scuola con i soliti dicendo che invita tutti ma per fortuna non viene nessuno di quelli che stanno sul muretto.
Questo "lo accolse con gioia" ci ribalta la vita.
Bella l'immagine del campo con questo abbraccio largo come l'orizzonte che abbiamo sul nostro testo. Il perdono di Dio non è un vago sentimento, non è un'illusione che ci possiamo costruire da soli perché alla fine qualche buon sentimento alberga anche dentro il delinquente più incallito. E' un opera di Dio per noi e, come ogni sua opera, segue la legge dell'incarnazione; abita in una comunità, la Chiesa. La chiesa che diventa il luogo dell'accoglienza, il luogo della più grande solidarietà, il luogo del perdono, il luogo in cui ogni cristiano è più preoccupato del bene dell'altro che del proprio, in cui ciascuno si deve domandare, cosa vuole Gesù da me?, perché gli altri lo possano godere come salvezza.
Il Vangelo per noi è questa gioia, questa bellezza, è questa capacità di scavarci dentro. E' sempre da tenere con sé dentro nella giacca. E' la Parola su cui noi puntiamo la vita, è quella che rigenera la nostra giornata. Il Vangelo è da scrivere dentro la nostra vita.
Abbiamo ripassato il perché e il come del nostro rinnovamento e sono convinto pure che, se noi trattiamo così il Vangelo, quello che ha detto Sua Eccellenza lo mettiamo in pratica.
La formazione non è fare riunione di gruppo ma è fare vita di gruppo con il Vangelo, un insieme di relazioni segnate da Gesù.
Questo è il nostro obiettivo!