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Settore Giovani
"FINO IN CIMA" Proposta Formativa per i Giovanissimi PDF Stampa E-mail
Scritto da Azione Cattolica   
Lunedì 08 Marzo 2010 20:23
L'incontro con Gesù è l'esperienza fondamentale di ogni credente, da cui ha inizio una vita cristiana autentica. Ogni giovanissimo deve essere aiutato affinché possa incontrare Gesù o, meglio, si lasci incontrare dal Risorto in quanto è Lui che si avvicina, che chiama, prima ancora di cercarLo, perché, per Lui, ciascuno di noi è importante. Lui, vero uomo, aiuta ciascuno a divenire autenticamente uomo e a testimoniare nella propria vita la dignità di chi è Figlio di Dio, riconoscendo in tutte le cose, anche le più quotidiane e ordinarie, le "impronte digitali" del Signore.

Lo scopo della proposta dell'Azione Cattolica per i giovanissimi è quello di favorire l'incontro con il volto autentico di Gesù, di sostenere la scelta della sequela dietro di Lui, di accompagnarla con pazienza, di condurre a una missionarietà sempre più consapevole nei confronti dei propri coetanei e delle persone che si incontrano e di essere protagonisti da laici nella vita della Chiesa. La meta principale è di formare ad una pienezza di umanità con lo sviluppo di tutti i doni e i talenti che sono dati a ciascuno, per poterli investire nella missione della Chiesa.

La proposta formativa sceglie come elementi organizzatori le tre virtù teologali: fede, carità e speranza. Queste virtù sono quelle che nella vita cristiana, e in particolare in quella dei giovanissimi, interpretano le dinamiche fondamentali della crescita umana e di fede. I giovanissimi, infatti, sono chiamati continuamente, nel loro cammino di conoscenza di sé, di relazione con l'altro e di apertura all'incontro con il Signore, a maturare un atteggiamento di fiducia, ma anche una propria capacità di amare in maniera matura, e un impegno a vivere la speranza come segno di appartenenza a una comunità che testimonia il Risorto.

Concretamente, la proposta formativa è scandita da tre verbi che traducono le tre virtù teologali e per i giovanissimi i verbi sono Fidarsi, Amare e Sperare.



AMARE

C'era una volta, tanto tempo fa, uno strano paese lontano, dove non esistevano le porte blindate, gli spioncini e nemmeno i sistemi antifurto. In questo paese - non ci crederai - le chiavi servivano solo ad aprire e mai a chiudere. D'altra parte, a cosa sarebbe mai servita una porta chiusa? Ognuno era abituato, sette giorni alla settimana, ad accogliere nella propria casa parenti, amici e persino... sconosciuti! Che paese strano! Sulle porte - pensa un po' - non si era mai visto nessun cartello con su scritto: "Vietato entrare" , "Riservato", "Non disturbare". L'unico, ricorrente, era quello che riportava la frase: "Ingresso libero"!Sì, in questo paese lontano, i cuori delle persone erano come le  porte delle case: sempre aperti e disponibili ad accogliere, a far festa con chiunque, senza paura. La gente aveva scoperto il gusto di stare insieme, di intessere relazioni autentiche, di confrontarsi con serenità. Nessuno avrebbe mai sopportato la solitudine, nessuno avrebbe mai potuto rimanere senza l'altro. Forse, erano questi i motivi per cui gli abitanti del paese erano così felici!

"Ingresso libero" è l'invito che quotidianamente cerchiamo nel nostro cuore e nell'incontro di persone capaci di farci sentire sempre a casa.
L'Azione Cattolica ha scelto per questo anno associativo 2009-2010 il tema delle RELAZIONI per declinare la parola "Amare". Il filo conduttore di tutto il cammino annuale è l'immagine della CASA, metafora del luogo primario in cui si vivono le relazioni, con il supporto del Vangelo secondo Luca, il Vangelo di questo anno liturgico.
La prima casa in cui si entra ci viene proposta dall'icona biblica che accompagna tutta associazione, ovvero è quella di Zaccheo. Lui il pubblicano piccolo di statura e ricco, sentiva la nostalgia di rapporti autentici e nello sguardo di Gesù deve aver ritrovato la speranza che esistesse almeno un uomo in grado di trovare in lui un po' d'amore. Dio ci conosce e ci ama per primo e solo il suo amore ci permette di amare a nostra volta, come Zaccheo che ha potuto tornare ad amare, ad aprire la sua porta di casa, a far festa e a intessere relazioni.
Un altro tipo di "casa" è il nostro corpo, infatti attraverso il corpo che ci relazioniamo con le persone e, nella preghiera, con Dio.

Poi andremo proprio a "casa nostra", il luogo in cui, giorno dopo giorno, viviamo le relazioni con la famiglia. Relazioni spesso dinamiche, in continua evoluzione e a volte difficili da gestire.
Ancora, sarà il turno della scuola, che può davvero trasformarsi in "casa", se ci si sforza di vivere al suo interno relazioni autentiche, se la si considera luogo significativo per la propria crescita.
Comprenderemo che la Chiesa è una bella "casa" in cui stare, perché è sempre pronta ad accogliere e a perdonare.
Infine, ritorneremo su di noi, perché siamo noi la casa da preparare per ospitare gli altri e per accogliere Dio.


SOTTO LO STESSO TETTO

Attraverso la conoscenza delle nostre famiglie facciamo esperienza di comunione e di scoperta dell'altro e viviamo la casa come il luogo al quale poter fare riferimento anche durante l'adolescenza, età in cui le relazioni con i propri genitori cambiano, ma non per questo si indeboliscono.
Anche Gesù si è trovato "sotto lo stesso tetto" con i suoi famigliari, anche lui ha sperimentato la bellezza e la fatica del dialogo, della comunicazione. Anche lui, crescendo, ha maturato un sano desiderio di distacco e ha sentito nascere interessi esterni alla famiglia, le "cose del Padre mio".


Calendario incontri svolti

-27.01.2010
I° incontro - Testo personale per giovanissimi 2009-2010
-03.02.2010
II° incontro - "Gesù tra i dottori nel tempio"
-10.02.2010
III° incontro - Ti immagini? (1a parte)
-24.02.2010
IV° incontro - Ti immagini? (1a parte)
-03.03.2010 V
° incontro - Ti immagini? (2a parte)


I incontro - Testo personale per giovanissimi 2009-2010


PASSO DA TE!

"Passo da te!" è una espressione che spesso usiamo per fissare un appuntamento con un amico. Queste parole richiamano alla memoria il piacere di stare insieme, il gusto delle relazioni vere, quelle che fanno bene al cuore. Ricordano il calore di una porta aperta, di una casa accogliente.

Anche Gesù avrà detto queste parole molte volte: quanti amici lo hanno circondato durante tutta la sua vita! Quante case ha visitato, quanti inviti a pranzo e cena ha accettato... Passo dopo passo, chilometro dopo chilometro, il suo cammino insieme ai discepoli lo ha portato a incontrare migliaia di persone, a tessere relazioni autentiche.

"Passo da te!" è ancora oggi la promessa di Gesù rivolta a tutti poiché Gesù desidera entrare in contatto con ogni uomo, diventarne amico, fermarsi a casa sua.
Anche esso si sviluppa lungo il filo conduttore della casa: le tante case frequentate da Gesù, le case protagoniste delle sue parabole, le case abitate dalle prime comunità cristiane...

Ogni capitolo è strutturato secondo lo schema delle lectio divina, il metodo che la Chiesa ha elaborato, nel corso dei secoli, per leggere e gustare la Parola di Dio e per renderla attuale nella vita di ogni fedele. Alla lettura spiegata del testo (lectio) seguono, un tempo per la riflessione personale (meditatio), la preghiera (oratio), l'adorazione (contemplatio) e la formulazione di un proposito (actio)



II incontro

VANGELO "GESU' TRA I DOTTORI NEL TEMPIO"

PRENDI IN MANO IL VANGELO DI LUCA (Lc 2,41-52)


ASCOLTO
Questo brano appartiene ai racconti dell'infanzia di Gesù che rappresenta la prima grande sezione in cui è diviso il Vangelo di Luca (Lc 1,5-4,13). Al tempo di Gesù, quando un ragazzo compiva 12 anni completa la sua istruzione religiosa e poteva partecipare ai riti religiosi: gli è riconosciuta la maturità religiosa. Così Maria e Giuseppe conducono anche il figlio dodicenne a Gerusalemme per ridire la fede al Dio dell'Amore e della storia e festeggiare la Pasqua ebraica.
Al centro del racconto non c'è il comportamento di Gesù con la sua perdita e il suo ritrovamento fra i dottori del tempio e nemmeno la sicurezza e l'intelligenza manifestata da Gesù nel parlare con i dottori del tempio, bensì troviamo le prime parole pronunciate da Gesù, le uniche nei racconti della sua infanzia. Gesù non si smarrisce ma decide di rimanere lì di sua volontà e per la prima volta rivela se stesso, manifesta apertamente chi è: il figlio di un Padre che non è Giuseppe e che ha interessi diversi da quelli della sua famiglia. Finora, infatti, altri avevano parlato di lui, l'angelo, i pastori, Elisabetta, Simeone, Anna: ora è Gesù stesso a dire qualcosa di sé, della sua identità, della sua missione.
Egli viene dal Padre, da Dio ed è necessario, man mano che cresce, che si occupi sempre più di tutto ciò che appartiene al padre, alla sua casa, ai suoi interessi, ai suoi desideri, alla sua volontà, ai suoi progetti. Anche nella famiglia di Nazareth non mancano le difficoltà, le incomprensioni, le preoccupazioni, ma Gesù richiama ognuno di noi al primato di Dio nella vita della famiglia che ci conduce ad ascoltarci l'un l'altro e a riconoscere l'uno nell'altro, il progetto di Dio.
"Ma essi non compresero" in questa poca comprensione dei genitori di Gesù c'è la fatica di fare posto a un figlio che è diverso da come se lo sono finora immaginato e aspettato. Gesù è un ragazzo che chiede autonomia e indipendenza, un ragazzo che cerca nuovi spazi in cui esprimersi, ma è anche un ragazzo che sta cercando di vivere la sua missione di figlio del Padre, con l'entusiasmo di chi desidera addentrarsi nella vita con generosità e impegno.
"custodiva tutte queste cose nel suo cuore": il silenzio del cuore di Maria che cerca di mettere insieme quanto accade per comprenderne il senso. Il silenzio della riflessione di Giuseppe e di Gesù che non pone resistenza all'amore premuroso dei genitori, ma rimane loro sottomesso. Silenzio e obbedienza divennero così lo stile che permette a Gesù di crescere "in sapienza, età e grazia" vivendo da figlio nella normalità della vita quotidiana, fatta di relazioni, affetti, di lavoro, e di preparare il suo futuro sempre in ascolto del Padre.



LEGGO LA VITA
Ripercorrendo la pagina dello smarrimento e del ritrovamento di Gesù, fissa lo sguardo sulla realtà della tua famiglia.

Ogni amore umano trova il suo punto focale in Dio, ogni amore umano è solo una pallida rappresentazione dell'Amore che Dio ha per ciascuno di noi.
-Sei capace di rivelare l'amore di Dio nella tua famiglia con i gesti semplici e quotidiani come un abbraccio, un bacio, una carezza?

"Io devo occuparmi delle cose del Padre mio" è porre Dio al centro della nostra vita
- E'  un luogo dove nella serenità e nella dolcezza di affetti intensi e pacati poni Dio al centro della tua casa vivendo secondo lo stile di Dio basato sull'accoglienza, sulla fiducia e sul dialogo?

"tornarono indietro in cerca di lui" in una famiglia è importante tornare su i suoi passi, mettersi in discussione.
- Sei capace di ripensare alle tue azioni e avere il coraggio e l'umiltà di riprendere da capo le relazioni con chi ti senti più distante?



PREGO
Signore Gesù, sia ogni famiglia un piccolo tempio
dove adorare il Padre "in spirito e verità" mediante
la tenerezza, la mitezza, la virtù del sorriso.

Signore Gesù che sei relazioni di amore,
fa' che non manchi mai nella mia casa un dialogo
sempre aperto all'ascolto, alla fiducia e alla più grande benevolenza.

Signore Gesù che sei misericordia infinita,
donami di gustare la dolcezza del perdono
cercando sempre le vie della comprensione e della pace.

Signore Gesù che sei amore universale,
fa' che riconosco la tua presenza
anche in chi bussa da straniero alla mia porta.

Signore Gesù che sei speranza infinita,
rendimi capace di instancabile pazienza.
Dona, Signore, alla mia famiglia quelle piccole soste
contemplative che aiutano a capire, il senso delle tue parole
sempre divinamente sorprendenti e
sempre a misura della nostra più profonda attesa. Amen.



CONTEMPLO


IMPEGNO
Limito il tempo che passo davanti alla TV o al PC per dedicarne un po' alla mia famiglia.
Cerco di prendermi cura, attraverso il dialogo e il confronto delle relazioni in Famiglia



III incontro

TI IMMAGINI?

(1a parte)
Riflettendo alla relazione che viviamo con nostri genitori e gli altri componenti della nostra famiglia, quale immagine la esprime meglio?

(2a parte)
Quale figura rappresenta il modo in cui ci piacerebbe comportarci nelle relazioni importanti della vita?
Come possiamo cambiare il nostro comportamento per assumere questi ruoli nella realtà?
Cosa possiamo dire o fare per cominciare a porci in relazione con gli altri su una base di mutuo rispetto e accettazione?